La Testuggine e la Lepre: lentezza, costanza e obiettivi SMART
ovvero: perché ha vinto la testuggine, non la lepre
Scommetto che la conosci, questa storia. Probabilmente te l'hanno raccontata da piccolo, ai tempi della scuola elementare. Probabilmente ci hai riso su, perché sembra una di quelle favole buone solo per far sentire meglio le persone poco atletiche.
Eppure ci sono tornata sopra di recente, e ho pensato che merita uno spazio qui su Riemersione: non come ricordo d'infanzia nostalgico, ma come mappa, raccontando come ha guidato me e come spero possa essere di aiuto a voi nel perseguire i vostri obiettivi.
Chi era Esopo e perché ci riguarda ancora
La favola della Testuggine e la Lepre è attribuita a Esopo, uno dei personaggi più enigmatici dell'antichità greca. Visse presumibilmente nel VI secolo a.C. ed era uno schiavo con una straordinaria capacità di condensare verità universali in storie brevi con una morale secca e diretta.Le sue favole non furono scritte da lui, ma tramandate oralmente per secoli e solo in seguito raccolte e trascritte: il che significa che quando le leggi, stai leggendo qualcosa che ha attraversato millenni di bocche umane.
La struttura delle favole esopiche era semplice per design: animali che parlano, situazioni universali, morale che non si nasconde.
La gara
Eccola, la storia. Ve la riassumo nello spirito del racconto originale.Una testuggine e una lepre disputavano sulla loro velocità. La lepre, com'è ovvio, rideva: "Nessuno può battermi, sfido chiunque a correre come me." La testuggine, con la calma di chi sa già come andrà a finire, rispose: "Accetto la sfida."
"Questa è buona!" esclamò la lepre scoppiando a ridere. "Non vantarti prima di aver vinto," replicò la testuggine.
Fu stabilito il percorso. Al via, la lepre partì come un fulmine, sparendo quasi subito alla vista. Poi si fermò: tanto, quella lumaca della testuggine ci avrebbe messo ore. Si guardò intorno, decise di avere tutto il tempo del mondo, e si addormentò.
La testuggine intanto camminava: un passo, poi un altro, poi un altro ancora. Pianin pianino, senza mai fermarsi, senza distrarsi, senza chiedersi se ne valesse la pena.
Quando la lepre aprì gli occhi, la testuggine era già vicina al traguardo. Troppo tardi per recuperare.
"Non basta correre," disse la testuggine. "Bisogna anche partire in tempo."
L'insegnamento psicologico: non è questione di velocità La chiave di questa favola non è la lentezza: è la costanza e, aggiungo, la chiarezza dell'obiettivo.
La lepre non perse perché era troppo veloce. Perse perché non aveva una meta abbastanza concreta nella testa, e perché sottovalutò il percorso credendo che il talento bastasse.
In psicologia cognitiva questo si chiama overconfidence bias: la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità e a sottostimare gli ostacoli.
La testuggine, al contrario, aveva fatto una cosa semplicissima e rivoluzionaria: aveva stabilito dove doveva arrivare, e ci stava andando, un passo alla volta.
Troppo spesso nelle dipendenze, la logica della lepre regna sovrana (ma anche in chi cerca di fare una "semplice" dieta): "Domani smetto." "Questa è l'ultima volta." "Posso fermarmi quando voglio" uniamoci pure la predilezione terapie rapide e "risolutive" Scatti veloci verso l'astinenza, seguiti da ricadute, che alimentano senso di fallimento e vergogna, il quale, a sua volta, alimenta la dipendenza stessa. Un loop bello e buono.
La recovery vera, quella che tiene nel tempo, assomiglia molto di più al passo della testuggine: non gloriosa, non drammatica, non fatta di grandi slanci. È fatta di piccoli passi quotidiani, la ricerca di aiuti adeguati, di gestione del craving momento per momento, di un obiettivo che non perdi mai di vista anche quando sei stanco e hai voglia di fermarti.
Definire la meta: il metodo S.M.A.R.T.
Qui arriva la parte un po' più tecnica, promesso, rimane leggibile. Uno degli strumenti più efficaci per perseguire obiettivi a lungo termine, sia in ambito dipendenze che in qualsiasi altro ambito della vita, è il metodo S.M.A.R.T.:- Specifico (Specific): l'obiettivo deve essere chiaro e preciso. Non "voglio stare meglio", ma "voglio smettere di bere".
- Misurabile (Measurable): devi poter tracciare il progresso. "Sono sobria da X giorni" è misurabile. "Mi sento bene" no.
- Raggiungibile (Attainable): deve essere realistico, sfidante ma non impossibile. La testuggine non si mise a correre più della lepre: sfruttò quello che aveva, al suo ritmo.
- Rilevante (Relevant): deve avere senso per te, per la tua vita, per i tuoi valori. Non per quello che pensano gli altri.
- Temporalmente definito (Time-bound): deve avere una scadenza o dei punti di verifica. "Smettere di bere" è temporalmente vago; "arrivare a 30 giorni di sobrietà" è un traguardo più concreto.
La testuggine, in pratica, aveva già applicato il metodo SMART ante litteram. Sapeva esattamente dov'era il traguardo (specifico), poteva misurare quanto mancava passo dopo passo (misurabile), sapeva di poterci arrivare al suo ritmo (raggiungibile), la gara aveva senso per lei (rilevante), e c'era una fine definita nel tempo (temporalmente definito).
La lepre? Uno slancio iniziale e zero struttura. È una storia che conosciamo bene, chi più chi meno.
Io, la testuggine, e due anni di passi lenti
Circa due anni fa ho deciso di smettere di bere. E da quel momento ho fatto una cosa che probabilmente non avevo mai fatto con la stessa chiarezza: mi sono data un obiettivo preciso e un piano concreto per perseguirlo. E valutato le mie opzioni: compreso che mi serviva aiuto per massimizzare le mie possibilità di riuscita, cercato di capire quale potesse essere un aiuto efficace per me e dove trovarlo.Niente "per sempre", concetto troppo grande, troppo incerto (con le dipendenze il rischio ricaduta è sempre presente, si può però fare il possibile per minimizzarlo), buono solo per spaventarsi e mollare. Ho cominciato a pensare per step: questo mese, questi tre mesi, questo anno.
Obiettivi a breve, medio e lungo termine, misurabili, verificabili. Ho tenuto traccia dei giorni, ho festeggiato i traguardi (i 30 giorni, i 6 mesi, il primo anno) senza aspettare un fantomatico traguardo finale definitivo.
Ho cercato di seguire il mio piano in modo scrupoloso, in ogni sua parte, con costanza e metodo.
Ho scelto consapevolmente di prediligere una lenta costanza a uno sprint ad alto rischio: i grandi slanci fanno effetto, ma reggono poco. I passi piccoli e quotidiani, invece, costruiscono qualcosa che tiene.
Questo blog, Riemersione, è la storia di quei passi: lenti, a volte incerti, ma costanti.
Sempre incrociando le dita 🤞
Un passo dopo l'altro, senza fermarsi a dormire.
"Non basta correre. Bisogna anche partire in tempo." Esopo, VI sec. a.C.
(e io, finalmente, l'ho capito.)
Hai mai applicato questi principi nella tua vita o nel tuo percorso? Raccontami nei commenti o scrivimi sui social! 👇
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la testuggine e la lepre (e il metodo S.M.A.R.T.) video kawaii
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